Lazzate....un paese che ha dato una "SCOSSA" alla storia. (C&C N08)
Lazzate ....la storia quella importante è passata di qui
Paese di quasi 8mila abitanti della provincia di Monza e Brianza al confine con quella di Como,
Lazzate è nota per aver ospitato a lungo Alessandro Volta, l’inventore della pila. Si trova a 17
chilometri da Como e a 26 chilometri da Milano.
Se vuoi scoprire che cosa vedere a Lazzate puoi cominciare il tuo tour del paese da via Roma 60:
qui sorge l’elegante Villa Argentina. La dimora fu fatta erigere da un lazzatese, Donato Balzarotti,
che aveva fatto fortuna aprendo un ristorante a Buenos Aires e che al suo ritorno in Italia, negli anni
’10 del Novecento, decise di far costruire la sua nuova casa dedicandola al Paese che gli aveva
regalato il successo: Villa Argentina, appunto.
Lasciandoti la villa sulla sinistra, procedi lungo via Roma. Di fronte al civico 22 trovi piazza Don
Alessandro Parenti, intitolata a un parroco lazzatese a cui si dice si sia ispirato lo scrittore
Giovannino Guareschi per tratteggiare la figura di Don Camillo nei suoi romanzi.
In via Volta 8, ecco la casa di Alessandro Volta: una lapide posta sul muro segnala che il fisico
comasco svolse proprio qui i primi esperimenti che lo portarono a inventare la pila. Nella lapide si
legge, tra l’altro: “(…) i terrieri stupiti e grati insieme del tubero americano da lui qui recato pel
primo mago benefico lo appellarono”. In effetti, si ritiene che Volta sia stato il primo in Italia a
introdurre nell’alimentazione umana la patata (fino a quel momento destinata unicamente al
bestiame), invitando i contadini di Lazzate a coltivare e a consumare questo prodotto della terra.
Quel che è certo è che il paese ogni anno nel mese di settembre ospita la Sagra della Patata, e la casa di Volta per l’occasione ospita eventi e manifestazioni ad hoc.
Alessandro Volta, storia di un genio italiano
Alessandro Volta fu un fisico e passò alla storia soprattutto per le sue scoperte nel campo dell'elettricità: il suo nome, non a caso, ha ispirato anche un'unità di misura (quella della tensione), il Volt.
IL GIOVANE VOLTA.
Alessandro Volta nasce a Como il 18 febbraio 1745, da una famiglia benestante. In giovinezza studia retorica e filosofia presso i gesuiti, ma ne 1761, quando entra nel Regio Seminario Benzi di Como, fa amicizia con il canonico Giulio Cesare Gattoni, a sua volta fisico, che gli trasmette la passione per le materie scientifiche. Naufraga così definitivamente il sogno dei genitori di vederlo diventare sacerdote, mentre l'umanità riceve i regalo un grande scienziato.
IL LAVORO SUI FENOMENI ELETTRICI.
Alla soglia dei 50 anni Volta vanta già uno straordinario curriculum scientifico. Oltre ad aver scritto diverse memorie e lettere che hanno rivoluzionato le conoscenze dell'epoca sui fenomeni elettrici, ha infatti realizzato alcune invenzioni molto rilevanti in materia, tra cui l'elettroforo perpetuo, un generatore elettrostatico capace di accumulare una modesta quantità di carica elettrica in modo discontinuo, e il condensatore, che permette di accumulare energia elettrica tenendo separate cariche elettrostatiche. Il meglio deve però ancora venire.
LA GRANDE INVENZIONE.
All'inizio del 1800 vede la luce un'invenzione sui cui Volta stava lavorando da tempo: la pila, un antenato della batteria elettrica, che genera una corrente elettrica costante. Partendo dalle teorie di Luigi Galvani, che dagli esperimenti sulle rane aveva ipotizzato l'esistenza di un "fluido elettrico animale", Volta realizza una batteria alternando dei dischi di zinco e rame con del cartone imbevuto di salamoia. Il fenomeno alla base del funzionamento della pila voltaica, per cui tra due conduttori metallici diversi posti a contatto si stabilisce una piccola differenza di potenziale, ha preso il nome di effetto Volta.
L'annuncio dell'invenzione della pila, avviene nel 1801 presso la Royal Society di Londra, rendendolo celebre in tutto il mondo. Tra le tante onorificenze ricevute, nel 1805 Napoleone lo nomina Cavaliere della Legion d'onore.
Non solo la Pila innumerevoli altre sue invenzioni....
IL METANO E L'ACCENDINO.
Anche se molti lo conoscono solo per la pila, è stato Alessandro Volta a scoprire l'origine del gas metano.
Salto indietro: nell’autunno del 1776, padre Carlo Giuseppe Campi, dell’ordine dei Somaschi, nota una sorgente di "acqua infiammabile" nelle acque stagnanti di San Colombano al Lambro (Mi) e prega Volta di studiarla per rivelarne la natura. Lo scienziato non può andare nella Bassa Lodigiana, ma lavora di cervello: questa aria viene prodotta all’interno delle acque pantanose e quindi sospetta che si tratti di un evento comune a tutte le paludi.
L'intuizione arriva quando Volta è in vacanza ad Angera,
sulla sponda lombarda del lago Maggiore: è qui che le sue
supposizioni trovano conferma.
Raccoglie l’aria prodotta in un canneto, tra laghi e stagni, dove riposano i resti di vegetali e di animali putrefatti, dimostrando che il gas non è un prodotto di origine minerale, ma organica.
Volta ribattezza questo gas "aria infiammabile nativa delle paludi", poi diventato noto come metano. In una delle sue lettere suggerisce di sostituire l’uso dell’olio come combustibile per le lampade con il gas delle paludi.
Queste lampade, dette “lampade perpetue” o "lampade di Volta", fanno del suo inventore il precursore dell’illuminazione a gas. Il principio del loro funzionamento è stato poi esteso all’accendilume elettrico, detto poi accendino.
L’elettroforo
Dopo la memoria del 1771, Volta abbandona il latino a favore del volgare e si serve non più del trattato, ma del saggio breve o della memoria epistolare per attuare una diffusione rapida ed efficace delle proprie ricerche e scoperte. Nella lettera del giugno del 1775, indirizzata a Priestley (e a Padre Campi, a Fromond e a Klinkosch) [Fromond darà a tale lettera “forma e grazia” per pubblicarla nella raccolta di memorie “Opuscoli scelti sulle scienze e sulle arti”, fondata proprio in quell’anno da Carlo Amoretti; le lettere vengono poi inserite da Senebier nel Rozier Journal del 1776], comunica l’invenzione di un sorprendente strumento, l’elettroforo perpetuo grazie al quale è in grado di confutare le concezioni elettrologiche di Beccaria e confermare le proprie vedute teoriche. Con l’elettroforo perpetuo Volta introduce un generatore di elettricità funzionante secondo un principio diverso dallo strofinio usato fino ad allora e dà il via alla realizzazione di tutte le macchine elettriche a induzione.
Elettroforo perpetuo
La lucerna ad aria infiammabile
L’ultima applicazione pratica riguarda la realizzazione di una lampada funzionante a gas infiammabile, e dotata di una accensione elettrica, mediante la scintilla prodotta da un piccolo elettroforo. «Non si tratterà più di scoppi ed esplosioni violente: all’opposto anzi mi rivolgerò tutto all’arder cheto della mia aria infiammabile nativa delle paludi. Comincio dunque a prevenirla, che penso a costruire una lucerna ad aria infiammabile, che dilettevole senza meno, ma forse anche utile in qualche modo riuscir debba: questa sarà, all’istesso tempo una Clepsidra, ossia specie d’orologio a acqua. Son debitore di parte dell’idea di questa lucerna, anzi dei primi lumi al nostro Padre Campi; i primi saggi pure gli abbiam fatti in compagnia. Egli potrà mostrarle un disegno, che ne ho già abbozzato, e che or vado migliorando.»
Schizzo di una lucerna ad aria infiammabile metallica (Autografo
di Volta, Cart. volt. G.10, Istituto Lombardo)
Tuttavia l’autonomia anche delle migliori lampade costruite era molto limitata. Pertanto, come egli stesso ebbe a dichiarare: «avendo trovato, che vi volevano molti boccali di quest’aria, e de’ recipienti proporzionati, per mantenere una languida fiammella sol poche ore, [decisi] a fare della lucerna medesima un accendi-lume, che è una macchinetta assai comoda, ed elegante».
Premi e riconoscimenti
Su proposta di Napoleone, nel 1801, gli viene assegnata una medaglia d’oro e nel 1805 una pensione annua sulla mensa del vescovado di Adria. Successivamente è nominato Cavaliere della Legione d’Onore (1805), Cavaliere dell’Ordine Reale Italiano della Corona Ferrea (1806), Senatore del Regno d’Italia (1809) e quindi Conte del Regno d’Italia (1810). Alla caduta di Napoleone, rimane coinvolto a Milano in un tumulto politico e a stento riesce a sottrarsi alla violenza degli insorti filo-austriaci (1814).
Alessandro Volta, durante la vecchiaia (olio di ignoto; Camnago, Famiglia Volta)
...e molto altro ancora della sua immensa genialità lo si può vedere in questi link
https://alessandrovolta.it/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Volta
https://www.focus.it/cultura/storia/alessandro-volta
I testi sopra citati sono presi dai siti:
alessandrovolta.it
it.wikipedia.org
sito del Comune di Lazzate
www.focus.it
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quindi, se su questo sito si noti qualcosa che non va o si abbia trovato materiale che lede i diritti di terzi,
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Mi attiverò per rimediare il prima possibile!



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