L'ULTIMA STREGA UCCISA IN ITALIA (C&C N28)
La Stria Gatina di Cervarolo anno1828
C’è un’effigie su pietra nella città di Varallo Sesia, posta sulle rive del fiume Mastallone che recita così:“In memoria della Stria Gatina, ultima strega massacrata in Italia, trucidata a Cervarolo di Varallo il 22. 1. 1828, custode dell’antica sapienza montanara”
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| L'effige in memoria della Stria Gatina |
Oggi, dopo quasi 200 anni, Varallo Sesia ha deciso di riabilitare la sua strìa e di coltivarne il ricordo proprio con questa lapide all’ingresso del paese. La strega «Gatina», come la chiamavano i valligiani, vive la sua rivincita nelle parole scolpite sulla pietra. Ma chi era questa donna? Come sempre iniziamo dal principio....
Cervarolo è una piccola borgata della Val Mastallone, collocata su un ripido pendio a pochi chilometri da Varallo, che ha conosciuto nei primi decenni dell'800 un fatto di cronaca nera.
Era la sera del 22 gennaio 1828, quando un barbaro omicidio turba la vita tranquilla dell'intera comunità. Nel cortile della sua casa era stata infatti uccisa a botte e a bastonate una donna, di nome Margherita Guglielmina De Gaudenzi.
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| La casa del fattaccio |
La vittima era una vedova di 64 anni che viveva in quella casa di sua proprietà con l'unica figlia, Marta Maria, a quel tempo gravemente ammalata.
Le indagini vennero condotte anche con l'ausilio di numerose testimonianze di persone del luogo, e vennero rapidamente concluse dai membri del Regio Tribunale di Varallo che identificarono come autori materiali del fatto due uomini del paese: Giovanni Antonio De Gaudenzi e Gaudenzio Folghera. I due indiziati, dopo il delitto, si resero subito irreperibili.
Ne risultò tuttavia un quadro abbastanza chiaro di come si fossero svolti gli avvenimenti. Emerse infatti che poche ore prima del delitto i due uomini si erano trovati con altre persone in un'osteria del paese, dove si erano levate accese voci di condanna nei confronti della Guglielmina, ritenuta da tempo una strega e colpevole di aver fatto prematuramente morire con un maleficio un uomo di Carvarolo, nonché di averne fatto seriamente ammalare un secondo.
Durante accese discussioni all’osteria, infatti il De Gaudenzi sostenne che la colpa di un gravissimo malanno che aveva colpito il compaesano Battista Folghera era da imputarsi proprio alla Gatina, e che, se qualcuno lo avesse aiutato facendogli compagnia, avrebbe trovato il coraggio per andare dalla Strìa e farle disdire la maledizione da lei lanciata contro il compaesano.
Gaudenzio Folghera, fratello dell’ammalato, accettò e i due partirono per la spedizione punitiva. Entrarono nella casa della presunta colpevole, e poichè questa si mise ad urlare, la massacrarono di botte, uccidendola. E’ il 22 Gennaio 1828. Una data, dunque, non lontanissima e che non si perde nei tempi oscuri dell’Inquisizione.
Pare che tutto fosse stato originato da un'antica credenza, che aveva trovato corpo in paese, circa presunte arti magiche possedute dall'anziana vedova. Veniva chiamata la stria Gatina e considerata come una perditempo noiosa e petulante, che ossessionava i vicini con inattese quanto indesiderate intrusioni nelle abitazioni, dalle quali era sempre difficile allontanarla. Secondo quanto riferì in seguito anche un noto scrittore valsesiano contemporaneo, Giuseppe Lana (in Errori volgari nella fisica, Milano, 1830), la donna aveva"...una statura alta, con una faccia deforme, nera, bitorzoluta, con una guardatura fiera, contorniata da un profondo increspamento degli angoli delle palpebre... con un tono di voce sonoro e risoluto, e tutto ciò accompagnato da un umore ipocondriaco e bisbetico, era dessignata dai più del paese per una strega e persino con tale nome veniva chiamata dai ragazzi, che nel dirglielo in passando, precipitosamente fuggivano e si nascondevano". Da tutta questa massa di superstizioni scaturiva anche che la Gatina avesse diretto in modo particolare i suoi malefici verso quel compaesano morto di recente e verso quell'altro quasi in fin di vita.
Questa opinione era dunque largamente condivisa in paese, tanté che in quella famosa osteria non furono pochi coloro che istigarono i due candidati assassini a superare i residui timori, per poter giungere il più presto possibile alla "soluzione finale" del problema. E fra gli istigatori comparivano i nomi delle persone più in vista nella comunità di Cervarolo. Secondo un testimone, infatti, "...la pubblica voce vuole che li nominati Degaudenzi e Folghera siano stati animati dalli Giovanni Delzanno vice-sindaco, e Giuseppe Tognini consigliere, i quali hanno semplicemente detto ai nominati individui di andare ad intimorire un poco la Guglielmina per farle disdire quello che aveva fatto, cioé l'incantesimo...". Inoltre, lo stesso teste aggiunse che "...Degaudenzi ebbe a dire pubblicamente che esso e il suo compagno avevano la permissione dell'amministrazione quando si erano recati alla casa della Guglielmina, e che lavoravano senza timore".
Sul finire del maggio 1828 i due imputati principali vennero condannati in contumacia a 7 anni di reclusione per il Folghera e a 10 anni per il Degaudenzi, con l'iscrizione fra i "banditi di secondo catalogo". Si trattò di una condanna alquanto mite. Altri tre imputati minori, il vice-sindaco e due persone del paese, accusati di istigazione a delinquere, dopo alcune settimane trascorse nelle regie carceri di Varallo, furono prosciolti dalle accuse e rilasciati.
Cervarolo ritornò quindi alla normalità e soltanto tre anni dopo, nel 1831, l'indulto generale concesso da Carlo Alberto, nuovo re del Piemonte succeduto a Carlo Felice, chiuse definitivamente il capitolo concernente i due assassini, dei quali se ne persero comunque per sempre le tracce.
Nel 2005, il sindaco di Varallo Sesia ha deciso di dedicare alla memoria di questa povera donna un piccolo monumento, una stele incisa, posta proprio davanti a Palazzo D’Adda, nel centro del paese.
Se Margherita Guglielmina sia stata veramente una “custode dell’antica sapienza montanara” non si può sapere. Probabilmente era solamente una donna poco amichevole che subì le conseguenze dell’odio che la gente ignorante e superstiziosa prova verso ciò che non apprezza, che non conosce, e che spesso rifiuta volontariamente di conoscere.
In ogni caso, è stato un gesto raro, gentile e molto apprezzato quello compiuto dal sindaco di Varallo Sesia, un gesto che però ha incontrato il cupo malcontento del parroco del paese, contrario alla collocazione del monumento.
E non siamo nel Medioevo, siamo nel ventunesimo secolo.
Riflettiamoci.
FONTI:
https://viveresostenibilealtopiemonte.wordpress.com/ & https://ladeamadrenelnorditalia.blogspot.com/
Cervarolo
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| La vecchia chiesetta dei tempi della Stria Gatina |
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| Alberi di noci un tempo di proprietà della Stria Gatina |
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| Ultime case del nucleo storico |
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| Vecchia ma precisissima meridiana |
Il mini Trail
Questa volta ho voluto preparare un itinerario per accontentare maggiormante a chi piace camminare, adatto anche per famiglie ma da non sottovalutare sopratutto se non si ha un minimo di allenamento. Io naturalmente l'ho voluto correre e ne è uscito un vertical davvero faticosissimo di 2,5 km arrivando allo spiano di Cangelli (.1259) con tutta onestà in qualche punto ho dovuto arrendermi ad alcune pendenze. Il panorama è davvero molto bello e la Val Mastellone davvero si presenta selvaggia, severa nella sua conformità ma che sa affascinare e catturare l'emozione. Lasciata l'auto alla località "Le Piane" poco prima del rifugio Cerini ( una sbarra comunque ferma i mezzi) seguite il sentiero 620, non potete sbagliare.
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| Una targa in ricordo della resistenza partigiana |
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| Caratteristica costruzione montana della ValMastellone |
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| Panorama verso il monte Rosa |









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