Le Eroine di Campiglia (C&C N27)

 

Siamo a Campiglia in provincia di La Spezia nell' Agosto del 1944, le vicende di guerra ormai stanno volgendo a favore degli Alleati, le incursioni di ricognitori (Pippo), i passaggi di bombardieri, si intensificano giorno dopo giorno; fanno la parte del leone le cosiddette "Fortezze Volanti, B-17", (il  rumore di questi quadrimotori è ben noto ai campigliesi che, durante l'inverno '43-'44, ne hanno visti e sentiti passare a decine in direzione di Cassino), i loro voli si susseguono a ritmo sempre più insistente. Ma veniamo al fatto….

AMERICANO TORNA SUL LUOGO DOVE CADDE CON L'AEROPLANO .

Era una "fortezza volante" Si salvò con il paracadute.

 Il commovente incontro con una delle donne di Campiglia che per aiutarlo rischiarono la vita. "Mia cara Matilde, dato che purtroppo non parlo né scrivo italiano, ho pregato un mio amico di scriverti questa lettera. E' stata per me una immensa gioia di poterti finalmente vedere, ieri; non ho mai scritto durante tutti questi anni, solo perché non conoscevo il tuo nome e indirizzo. Entrasti nella mia vita per un breve momento e sparisti subito. Comunque in tutti questi anni sei stata la persona più cara e importante della mia vita. Come già ti ho promesso ritornerò presto e porterò mia moglie a conoscerti. Accludo alla presente un assegno circolare della B.N.A. numero 3767829, quale mio piccolo regalo. Sono molto contento di averti rivista e possa Dio benedirti per quello che hai fatto ed io prego affinché ci possiamo rivedere presto. Ho scritto anche ad Enrica. A presto". 

Questa breve e commossa lettera, spedita da Roma, è stata ricevuta da Matilde Canese, un'anziana signora che abita con la famiglia all'Acquasanta. Gliel'ha scritta un ingegnere americano, Jule G. Spach, 

Jule G. Spach (immagine presa da Google)


che giorni prima era ritornato a Campiglia, vicino alle Cinque Terre, per rivedere i posti dove aveva vissuto una terribile avventura e aveva fatto vivere anche momenti di angoscia e terrore a Matilde Canese e all'Enrica nominata nella lettera: Enrica Sturlese di Campiglia. Jule C. Spach faceva parte dell'equipaggio di una "fortezza volante"abbattuta nel cielo nell'Agosto del 1944.

Il B-17E  chiamato fortezza volante (Google immagini)

 L'aereo si sfasciò in una vallata di Campiglia, vicino alla villa del Dott. Bertonati, in località Albana.

Il presunto luogo dello schianto del B-17

I dieci aviatori si lanciarono col paracadute. Sei furono uccisi ancora prima di toccare terra, tre vennero fatti prigionieri dai tedeschi. Jule C. Spach, allora venticinquenne, riuscì a sfuggire alla cattura. Due donne lo aiutarono, appunto Matilde Canese ed Enrica Sturlese: lo rifocillarono e gli dettero qualcosa per ricoprirsi. Era rimasto con le sole mutande ed un orologio al polso. Ma poi sopraggiunse un "collaborazionista" : L'americano finì nelle mani dei tedeschi e le due donne in carcere, con il rischio di essere fucilate. Deportato in Polonia, il pilota americano venne liberato alla fine della guerra. Dopo molti anni è tornato nei luoghi dove la "fortezza volante" era stata abbattuta: E' ritornato anche per rivedere e ringraziare le due donne che lo aiutarono. L'incontro con Matilde Canese è stato molto commovente, Jule C. Spach ha abbracciato e baciato più volte la sua soccorritrice di allora. "Tu molto sofferto per me", non ha fatto che ripetere . "Ho cinque figli: tornerò con loro. Tu molto sofferto. Io mandarti tanta roba ora che so chi sei e dove abiti". Jule C. Spach era stato visto sulla Litoranea l'11 Febbraio. Si guardava attorno, come se volesse riconoscere qualche luogo. Cercava il punto dove il suo apparecchio si era schiantato al suolo. C'erano due sposini. L'americano si è avvicinato, ma non è riuscito a farsi capire e se n'è andato sconsolato. Poi si è saputo che si trattava di un americano e che più volte aveva pronunciato la parola "aeroplano kaput". E' stato come un lampo per Emilio Lombardo, titolare della trattoria delle "Cinque Terre". Sì un aereo precipitato. Era una  "fortezza volante" Agosto 1944. Era suonato l'allarme e lui con la madre e tutti i familiari aveva cercato rifugio in una cantina a Campiglia. Da una finestrina vedevano il cielo. Scorse così un "bestione" provenire dalla Palmaria.
Resti di un cannone
 
Resti di un basamento della contraerea

Era un quadrimotore che, centrato dalla contraerea,   prese a precipitare. Dieci paracadute si aprirono nel cielo. L'aereo andò a schiantarsi in una vicina vallata. "Poi si seppe, ci ha detto Emilio Lombardo, che solo tre dei dieci aviatori erano giunti vivi a terra". Ma il giorno dopo Matilde Canese ed Enrica Sturlese, che si trovavano nei boschi a far legna, videro uscire da un cespuglio un giovane che indossava solo un paio di mutande e aveva un orologio al polso. Alzò le mani e disse: "Americano". Indicò quindi il cielo e con la mano fece il gesto di un apparecchio che precipitava. Compresero subito che si trattava di uno degli aviatori lanciatisi col paracadute. Erano tempi duri, e per campare, bisognava arrangiarsi. Il loro compito era che quello di procurare della legna. Detestavano i tedeschi quanto gli altri, e la loro preoccupazione fu subito quella di dare un aiuto all'americano, di evitare che cadesse in mano ai nazisti. Gli offrirono dei grappoli d'uva che il giovane assetato ed affamato, consumò avidamente. Poi lo ricoprirono con una gonna ed un grosso fazzoletto. Avevano deciso di condurlo a casa per dargli indumenti maschili e aiutarlo a nascondersi o a fuggire. Ma sopraggiunse un "collaborazionista" e prese ad inveire contro l'americano che poi fu portato via dai tedeschi. Per le due donne cominciò una terribile odissea. Queste le parole raccontate da Matilde Canese: "Il collaborazionista, al quale però ho perdonato tutto, ci aveva minacciato di denunciarci. E così fece. Fummo interrogate da un maggiore tedesco. Ci disse che gli avevano riferito che eravamo delle donne sovversive e che avevamo cercato di aiutare un nemico. Ci disse poi che per quello che avevamo fatto c'era la fucilazione. La cosa ci sembrava tanto assurda che io e la mia amica non ci rendemmo subito conto del grave pericolo contro il quale potevamo andare. I tedeschi non scherzavano. Ci consegnarono alle SS che ci caricarono su un camion e ci condussero prima in carcere a Villa Andreino, poi a Baccano di Arcola in una villa dove c'era un comando tedesco. Chiesi ad un tedesco che conoscevo, certo Vincenzino, che cosa sarebbe mai accaduto di noi". "Non so, rispose ma potrebbe andare molto male: Kaputt". Io e l'Enrica scoppiammo in lacrime. Non avremmo più rivisto le nostre famiglie. "Il giorno dopo ci portarono davanti al comandante. Come sempre facevo dissi "buongiorno". La risposta dell'ufficiale fu "buongiorno traditori della patria". E con l'accendino fece "pum-pum". Non c'erano dubbi ci avrebbero fucilato". "Invece - ha continuato la donna - ci portarono a Villa Andreino. Vi rimanemmo quattordici giorni. Quando ci liberarono sembrò che fossimo uscite da un incubo". E' stato lo stesso signor Lombardo ad adoperarsi per rintracciare l'ingegnere americano che intanto, con la sua macchina, si era portato a Riomaggiore. Lo ha portato sul luogo dove l'apparecchio fu abbattuto e poi gli ha chiesto se voleva rivedere anche le due donne che lo avevano aiutato e che per lui avevano corso il rischio di essere fucilate . "Ma io sono venuto - ha detto Jule C. Spach - proprio per loro. Non le ho mai dimenticate". Ha fatto da interprete il genero del Lombardo, Pietro Pozzuoli. Poco dopo l'ingegnere americano e Matilde Canese si sono gettati l'uno nelle braccia dell'altra. Enrica Sturlese non si trovava invece a Campiglia: era a Chiavari, in visita a parenti. "La rivedrò quando tornerò con mia moglie e i miei figli, quest'estate" ha detto l'ex aviatore. 

(testo preso da "La Nazione")

Il mio percorso trail da La Spezia a Portovenere

La partenza del mio trail è nelle vicinanze dello stadio di calcio Alberto Picco e subito si incomincia a salire tra caratteristici passaggi nelle viuzze spezzine.

Particolare passaggio tra le vie spezzine

Appena fuori dall'abitato è già subito spettacolo con un bellissimo panorama su La Spezia.
Un gran panorama su La Spezia

Si continua salire e arrivo a dei resti di una postazione militare della seconda guerra mondiale chiamata "Batteria Cuore" e che resti.....
Resti di un cannone della seconda guerra mondiale


Basamento dei cannoni




Garrita di guardia




Struttura per me sconosciuta vicino alle cannoniere
 

Il percorso adesso diventa arte per le meravigliose scogliere che terranno compagnia fino a Portovenere.
La costa verso Portovenere

 

 

Portovenere



E Portovenere non ha bisogno di spiegazioni ma solo di ammirazioni. 

Punta Fajon

 
Castello Doria


La traccia del mio trail

 Per questi 27,5 km di percorso ho usato scarpe da trail Hoka Speedgoat 4 e uno sportwatch Garmin Forerunner 735 XT. 

Sempre disponibile per inviare la traccia gpx e tutte le informazioni che vi occorrono.

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