01 Dicembre 1923....un tonfo e poi....C&C nr 78
La Fraterna Viganò
La Diga fu voluta su iniziativa privata dalla Ditta Galeazzo
Viganò ufficialmente Fraterna Viganò un’impresa familiare
di Ponte Albiate (Comune di Triuggio, Milano) che basava la sua
ricchezza sull’attività di grossi cotonifici.
La ditta era
interessata a disporre direttamente di energia elettrica per
alimentare i propri impianti, invece che doverne acquistare da
società di produzione energetica, che proliferavano in quell’epoca
di primo sviluppo industriale.
Il progetto
Il progetto per la Diga prevedeva uno sbarramento a 1500 m di
quota presso il Pian di Gleno, un verde pascolo circondato da alcune
delle cime più alte della Val di Scalve, come il Monte Gleno e il
Pizzo Tre Confini (entrambi oltre i 2800 m).
Oggetto di varie
richieste di concessioni e progetti a partire dal 1907, nel 1916 la
Ditta Viganò ottenne la concessione dall’ingegner Gmür.
Il
progetto prevedeva una diga a gravità, da dove l’acqua del
torrente Povo sarebbe stata convogliata dopo il primo salto di
400 m ad una centrale nei pressi dell’abitato di Bueggio, per
poi proseguire verso la centrale di Valbona dopo un ulteriore balzo
verso il fondovalle.
I lavori di costruzione
Negli anni 1917 e 1918 iniziarono i lavori per opere accessorie
come canali, strade, teleferica, ecc.
Nell’ottobre 1918, morì
Michelangelo Viganò, che fino ad allora aveva seguito i lavori a
nome dell’azienda familiare. Fu sostituito dal fratello Virgilio,
che seguì il progetto fino al tragico epilogo.
In seguito alla presentazione del progetto esecutivo a maggio 1919, due mesi dopo iniziarono i lavori di scavo per la costruzione della diga. A questo punto il progetto era ancora quello di una diga interamente e gravità con muratura in calce (prodotta in loco a Valbona).
Nel giugno 1920 iniziarono i lavori di muratura, utilizzando non
solo calce ma anche cemento.
A settembre, a seguito della morte dell’ing. Gmür, la Fraterna Viganò mise
definitivamente a capo del cantiere l’ingegner Santangelo. Fu lui
che nel 1922 ufficializzò il progetto che trasformava la diga in una
struttura mista a gravità e ad archi multipli. In altre parole, sul
tampone (la struttura che “tappava” la gola del torrente) si
impostava una base di calcestruzzo su cui si edificarono 25 archi.
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| La diga a fine lavori |
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| Il bacino attuale |
Tuttavia, da subito si segnalarono perdite intorno al tampone e nella muratura della base.
Nel 1922 si continuò con la costruzione; si riempiva il serbatoio della diga a livelli sempre maggiori, anche per permettere il funzionamento delle centrali di Povo e Valbona, già concluse.
La conclusione dei lavori
I lavori proseguivano, ma probabilmente si continuarono a
riscontrare delle perdite. Infatti, nel maggio 1923 il bacino fu
parzialmente svuotato per intonacare e incatramare la superficie
interna del muro.
In seguito, il bacino si riempì nuovamente.
Il 23 ottobre – a causa delle intense piogge – il livello
dell’acqua era così alto da “traboccare” dagli sfioratori.
Quel giorno venne considerato come un vero e proprio collaudo per
una diga unica al mondo, mista a gravità e ad archi multipli: quello
che sembrava un vero portento dell’ingegneria moderna.
E così
credevano anche i membri della Fraterna Viganò, che non solo
sostennero investimenti sostanziali nel progetto di Pian del Gleno,
ma avevano già presentato altre domande per lo sfruttamento dei
torrenti scalvini.
Il Disastro del Gleno
Il 30 novembre 1923, il bacino della diga era di nuovo di pieno: l’acqua raggiungeva i 38 m di altezza. Le perdite alla diga erano in continuo aumento e, come ad ottobre, vennero apposte delle tavole per evitare che l’acqua traboccasse dagli sfioratori e andasse a colpire gli spigoli dei piloni.
Pochi minuti dopo le 7 del 1° dicembre 1923, il guardiano della diga stava camminando sulla passerella quando sentì un rumore di sassi che cadevano e notò una crepa in un pilone. Cercò di affrettarsi verso la sua baracca, dove si trovava il telefono per dare l’allarme, ma non fece in tempo. La crepa si allargò fino a diventare uno squarcio enorme, che trascinò con sé quasi 80 dei 260 m della diga e rilasciò sei milioni di metri cubi di acqua.
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| Lo squarcio |
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| Il crollo in tutta la sua drammaticità |
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| Il sentiero che mi porta quasi ad accarezzarla.... |
L’acqua ormai una fiumana di fango e detriti proseguì la sua corsa distruttiva lungo la forra del torrente Dezzo, raggiungendo la Valle Camonica e devastando Mazzunno, Angolo Terme e la località Corna di Darfo Boario Terme.
Dopo il disastro
Le vittime accertate del Disastro del Gleno furono 359, anche se le stime variano, arrivando anche a riportare una cifra di 500). La maggior parte dei decessi si riscontrarono a Dezzo e a Corna.
L’evento ebbe una risonanza internazionale, attirando l’attenzione non solo dei media del tempo, ma anche di molte personalità che si diedero subito da fare per aiutare le popolazioni colpite. Tanto che la zona fu visitata fra gli altri anche dal Re Vittorio Emanuele III.
Il processo che seguì tentò di fare luce sulla causa del
disastro. Le indagini di vari periti stabilirono che la causa del
crollo fu il cedimento della muratura d’appoggio della sezione
centrale della diga, nel particolare nel tampone. Altri studiosi
sostennero che la motivazione era da trovarsi nelle rocce
fratturatesi sotto il medesimo tampone.
Inoltre, numerose
testimonianze additarono la cattiva condotta delle ditte di
costruzione e della Fraterna Viganò: l’intento di ottimizzare i
costi portò alla fretta e all’impiego di materiale di scarsa
qualità.
Altri ancora individuarono la causa del disastro in un
errore di progettazione e negli inaccurati controlli del Genio
Civile.
Qualunque fosse la causa, durante il primo processo , Virgilio Viganò e l’ing. Santangelo furono entrambi condannati. Tuttavia, nel processo di appello si stabilì l’assoluzione per entrambi: Viganò perché deceduto, l’ingegnere per mancanza di prove.
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| Impressionante la sua struttura |
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| Il sentiero dalla frazione Nona |
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| Il sentiero da Pianezza...scavato nella roccia |
Testo e foto iniziale mi sono stati concessi gentilmente dal sito "Val di Scalve" che ringrazio di cuore per la gentile concessione e autorizzazione a riportare qui nel blog.
Qui il link per avere tutte le informazioni per chi vuole visitare e che CONSIGLIO la Val di Scalve.
Informazioni del percorso:
data esecuzione percorso: 06 Giugno 2025
Distanza e dislivello: km 13 D+700
Punti acqua: Si sul percorso molti torrentelli
Importante
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