Milano una città che non finisce mai di stupire (C&C N16)
La Vigna di Leonardo da Vinci
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| Portone d'ingresso della Vigna di Leonardo da Vinci |
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| All'interno della vigna |
Tutti conoscono Leonardo da Vinci e tutti sanno che trascorse molti anni della sua vita a Milano realizzando opere preziosissime. In pochi sanno però della sua vigna che negli ultimi anni è potuta rinascere nel rispetto dei filari e del vitigno originari. Leonardo ricevette in dono l’appezzamento di terra su cui cresce e vive ancora oggi questa pianta preziosa proprio da Ludovico il Moro. L’omaggio voleva essere un segno di ringraziamento verso l’artista ed un modo per farlo sentire a proprio agio, come nella sua Toscana ricca di vigneti. Tra l’altro Leonardo veniva da una famiglia di vignaioli, ed il suo attaccamento alla terra era risaputo. Durante i lavori di realizzazione della straordinaria opera “L’Ultima Cena” presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie, proprio lì di fronte, Leonardo era solito fare lunghe pause in questo spazio verde, in ammirazione di quelle sedici pertiche avute dal signore di Milano.
La Statua della Libertà di Milano (che ispirò quella di New York)

La "vera statua della Libertà"

Foto presa da Google immagini


Tutti sappiamo che la Statua della Libertà è il simbolo di New York, e ha una storia tutta sua, ma forse non in molti sanno che sulla facciata del Duomo di Milano è scolpita proprio una statua raffigurante la Statua della Libertà, che anche molto probabilmente è la versione originale. La raffigurazione, che si trova sul lato sinistro del balcone e più precisamente sopra il portone centrale del Duomo, risale al 1810 e fu realizzata da Camillo Pacetti che le diede il nome “La Legge Nuova”.
Si trova in via Serbelloni 10, nei pressi di Corso Venezia, e il suo nome deriva proprio dal grande orecchio di bronzo posto accanto alla porta di ingresso.
Il grande orecchio è un’opera firmata da Adolfo Wildt ed è stato concepito come citofono, tra l’altro uno dei primi esemplari dell’epoca, anche se non è più funzionante.
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| I fenicotteri di Villa Invernizzi |
Sbirciando tra le inferriate della cancellata di Villa Invernizzi, antica dimora del creatore del formaggino Mio, trovi una decina di fenicotteri rosa a Milano che passeggiano per il giardino, si bagnano nel laghetto, si puliscono le piume oppure mangiano incuranti di avere addosso gli occhi dei passanti.
Romeo Invernizzi infatti era affezionato alla sua vita in campagna, invece la moglie Enrica Pessina sognava una vita in città.
L’unico motivo che convinse l’uomo a trasferirsi a Milano fu l’importazione dal Sud America di una colonia di fenicotteri rosa direttamente nel suo giardino. L’idea di poterli ammirare dalle finestre del suo studio lo faceva stare in pace con sé stesso.
Un palo ferito
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E’ un grosso palo in ferro a sostegno della linea elettrica aerea dei
tram, al centro dell’attuale piazza della Repubblica, in prossimità
delle rotaie. La cosa che lascia maggiormente perplessi, è che ci si
passa a fianco quando si attraversa la piazza sulle strisce pedonali, e
nessuno vi fa caso!
Certamente, quando fu collocato in sede, nessuno
avrebbe mai immaginato che questo palo sarebbe diventato ‘storico’ e si
sarebbe meritato addirittura fotografie e gli onori della cronaca.
Casa Galimberti
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| Foto presa da Google immagini |
E’ ritenuto uno degli esempi più brillanti del Liberty milanese grazie alle decorazioni disegnate e progettate da Giovanni Battista Bossi fatta costruire nel 1903-1905 su incarico dei fratelli Galimberti. Al primo piano sono raffigurate delle formose figure femminili mentre negli altri piani vi sono motivi floreali che abbondano anche gli spazi interni.
La casa 770
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| Casa 770 |
Al mondo ne esistono 12 copie, e l’unica europea si trova proprio a Milano. La casa 770 è la sede del movimento ebraico ultraortodosso Chabad- Lubavitch. Perchè si chiama casa 770? Il nome arriva dalla prima casa che si trova al numero 770 di Eastern Parkway a Brooklyn (New York). Comprata nel 1940 da un gruppo di ebrei scampati alla Germania nazista, è servita da modello per quelle che sono poi sorte in tutto il mondo.
La tosa porno
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| "La Tosa biota" (Foto presa da Google immagini) |
Porta Vittoria un tempo aveva un altro nome: si chiamava Porta Tosa.
Una delle leggende metropolitane era che questo nome era dovuto
all’alto numero di belle ragazze (“tose”, in dialetto milanese) in
questo quartiere.
La verità è un’altra. “Tosa” in questo caso significa “rasata”. In passato corso di porta Vittoria era chiamato “Borgo di Porta Tonsa” e prendeva il nome da una scultura del XII secolo sovrastante la porta fino al 1848 e che ora viene esposta al Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco.
La scultura ritraeva una figura femminile, immortalata nell’atto di radersi il pube con un rudimentale rasoio.
Ma che significa questa immagine così provocatoria?
Esistono diverse ipotesi sul suo significato.
La prima è che potrebbe rappresentare una pena di derivazione celtica
anticamente inflitta alle adultere e alle prostitute, secondo la quale
le donne dovevano mostrare le vulve rasate per scacciare il malocchio.
La seconda è un atto di ribellione. Quando nel 1162 Milano era assediata dalle truppe di Federico Barbarossa si dice che una fanciulla, per distrarre i soldati nemici, apparve sul balcone con le vesti sollevate nell’atto di radersi.
Ma l’ipotesi forse più quotata è la terza. Risale all’epoca in cui alcuni cittadini milanesi si recarono a Costantinopoli a chiedere aiuti per ricostruire la città. L’imperatrice di Costantinopoli Leobissa si oppose. I milanesi, in segno di scherno, la raffigurarono in atto di radersi e la posero sulla porta che dava verso Oriente.
San Bernardino delle Ossa
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Migliaia di teschi di tutte le dimensioni riempiono la cappella di San Bernardino alle Ossa. Nel 1642 il campanile della chiesa crollò e furono rinvenute tantissime ossa nelle fondamenta. Queste furono utilizzate come decorazioni rococò. Si dice che le ossa presenti qui siano di santi e martiri, ma è più probabile che siano di persone morte in ospedale che nel Medioevo si trovava proprio qui vicino.
La palla nel muro
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| ....incastrata dal 20 Marzo 1848....in memoria |
Si tratta di un reperto storico di grande importanza. Non si tratta di una palla di cannone qualsiasi, no: è una di quelle scagliate dall’esercito austriaco per contrastare l’insurrezione dei cittadini milanesi in occasione delle celebri cinque giornate del marzo 1848.
La scrofa Semilanuta
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| Reperto del XII sec. |
La storia della scrofa semilanuta è stata raccontata da Tito Livio: è il IV secolo a.C e Ambigato,
un re celtico, inviò i suoi nipoti a conquistare nuove terre. Uno dei
due, Belloveso, avrebbe avuto la visione di una femmina di cinghiale con
la parte anteriore del corpo ricoperta da un lungo pelo che pascolava
placidamente in una fertile radura, fra due corsi d’acqua. La scrofa era
considerata un animale sacro dai Celti e il condottiero interpretò
l’apparizione come un segno divino, un invito a costruire una nuova
città. Non a caso “Mediolanum” deriva da “medio” e “lanum” cioè
“semilanuta”.
Se andate ad ammirarla, non perdete l’occasione per sperimentare un singolare effetto acustico usato dai mercanti per parlare fra loro senza farsi udire dagli altri. Trovate due colonne con un foro e disposte obliquamente: se parlerete vicino al foro, verrete uditi in prossimità dell’altra colonna.
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| Una mia personale dedica ad un "GRANDE" | |
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| Il percorso |
In questa mia uscita ho usato scarpe Evadict TR2 e Garmin 735 XT
https://it.wikiloc.com/percorsi-corsa/milano-correre-amp-conoscere-n15-segreti-e-curiosita-nascoste-a-milano-morellinik-106431381















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